itnlenfrdejarues

 

Parodontite: cos’e, a cosa serve ed e’ utile il curettaggio?

Parodontite, di cosa si tratta?

La parodontite è una malattia di natura batterica a carico dell’apparato dentale, che può sviluppare delle patologie infiammatorie anche di grave intensità. Qualora venisse trascurata e non curata in maniera appropriata potrebbe portare anche alla perdita dei denti a causa della distruzione del loro tessuto di sostegno.

Con il termine parodonto si intende, infatti, l’insieme di tessuto, fibre, cemento ed osso alveolare che funge da sostegno ai denti.

L’irritazione provocata dai batteri inizia con una semplice infiammazione delle gengive ma, se sottovalutata, può raggiungere anche i tessuti più profondi andando ad intaccare la stabilità dei denti e sviluppando, appunto, la parodontite (o piorrea).

Si tratta, purtroppo, di un problema molto diffuso tra la popolazione mondiale in genere e fra quella italiana in particolare. Tale malattia si manifesta generalmente dopo i 50-55 anni ma in alcuni casi, per fortuna rari, può svilupparsi in età giovanile per cause genetiche. L’intervento in questo caso deve essere tempestivo per evitare complicazioni maggiori, a carico di tutto l’apparato dentale, che potrebbero compromettere il corretto sviluppo dell’individuo oltre alla masticazione e all’estetica.

Sebbene l’incidenza non dipenda dal sesso o dalla distribuzione geografica, è ormai accertato che le abitudini individuali hanno un’importanza fondamentale nel progresso della malattia soprattutto per ciò che riguarda la scarsa igiene dentale ed il fumo.

La presenza della parodontite, invece, può incidere su altre patologie o sulle condizioni cliniche degli individui soprattutto in caso di diabete e malattie cardiovascolari. Anche le donne in gravidanza potrebbero avere problemi in presenza di questa malattia con rischi di aborto, parti prematuri o malattie a carico del bambino.

Cause e sintomi più evidenti

Come accennato in precedenza, la parodontite è causata da batteri anaerobi (ossia che vivono in assenza di ossigeno) abitualmente presenti nella placca. In condizioni comuni un’aggressione da parte di questi batteri viene contrastata dalle difese dell’organismo e dopo una semplice infiammazione gengivale la situazione ritorna alla normalità.

Se invece il soggetto è debilitato, non cura adeguatamente la propria igiene dentale, fuma o presenta altre patologie, l’attacco da parte dei batteri diventa più aggressivo e la gengivite si aggrava in parodontite, con l’interessamento di tessuti più profondi. Ci sono alcuni sintomi che è possibile individuare nelle primissime fasi dello sviluppo della malattia e che non dovrebbero essere sottovalutati. Durante la normale pulizia con lo spazzolino le gengive potrebbero cominciare, infatti, a sanguinare anche in assenza di dolore.

Altri campanelli di allarme sono l’alito cattivo ed il cambiamento della consistenza e del colore delle gengive. In presenza di una parodontite più avanzata, invece, si assiste ad un maggiore sanguinamento, con aumento di alitosi e recessione delle gengive; i denti sono più mobili ed è possibile percepire dei fastidi e dei dolori. Alla vista i denti sembrano più lunghi a causa della recessione gengivale che lascia scoperta la radice, tale processo non è reversibile e le gengive non torneranno più nella loro posizione originaria se non con particolari interventi chirurgici.

In altri casi si assiste alla formazione di sacche tra dente e gengiva all’interno delle quali i batteri continuano a proliferare e ad aggredire i tessuti. Naturalmente tutto ciò necessita di sedute di igiene dentale molto profonda .

Il curettaggio come approccio alla parodontite e le sue alternative

Per prevenire questa malattia sarebbe opportuno sottoporsi a controlli regolari da parte di professionisti oltre a pulire in modo regolare i denti, con spazzolino e filo interdentale in modo da raggiungere anche gli interstizi più profondi. In caso di parodontite alle fasi iniziali spesso si ricorre alla procedura del curettaggio, necessaria quanto quella di detartrasi non è più sufficiente perché si sono già formate sacche gengivali e l’approccio necessita di cure più profonde.

Il progressivo accumulo di tartaro e placca lungo le gengive, infatti, provoca uno scollamento fra queste ed il dente con depositi di cibo e cellule morte che non fanno altro che aggravare una situazione già compromessa, con l’ulteriore proliferazione di batteri che vanno ad aggredire i tessuti.

Il curettaggio (o curettage) si esegue in anestesia locale e consiste nella rimozione del tartaro e dei depositi sottogengivali tramite uno strumento, detto curette, uno strumento in dotazione ai dentisti con un’impugnatura ed un gancio ricurvo all’estremità.

Prima di questa procedura però è necessario procedere ad una diagnosi ed in particolare al sondaggio parodontale per evidenziare la presenza di tasche parodontali con l’utilizzo di una sonda millimetrata, utile anche per individuare il materiale da rimuovere. Dopo aver eliminato i residui dannosi, si procede nel curettaggio convenzionale alla levigatura della radice. Qualora la situazione sia piuttosto compromessa l’intervento è più invasivo e richiede lo scollamento della gengiva dall’osso e dei punti di sutura alla fine.

Il curettaggio “convenzionale” in realtà non è sempre indicato e può essere invasivo in quanto la levigatura della radice può portare a ridurre il dente, aumentare la sensibilità e l’intervento in sé può essere molto fastidioso.

Un alternativa meno invasiva e più “evoluta” è la procedura di “Full Mouth Disinfection” Microscopio Assistita.

E’ una seduta di circa 2 ore e mezza in cui si va a pulire in modo approfondita tutta la bocca (a differenza del curettaggio che si esegue in 4 volte) utilizzando il microscopio operatorio.

Questo stumento di ingrandimento permette numerosi vantaggi come il fatto che si è meno invasivi e più precisi. Il tartaro infatti non viene “grattato” come nel curettaggio ma visto e rimosso con i delicati ultrasuoni.

Spesso si può eseguire anche senza anestesia.

E’ una procedura estremamente efficace che permette di ottenere incredibili benefici come rimozione del pus, riduzione od eliminazione del sanguinamento e dell’alitosi. In questa procedura si usano solo ogni tanto le curette manuali per rimuovere eventuali concrezioni molto dure di tartaro.

Qualora non basti a risolvere l’infezione, a questa seduta si associa l’utilizzo del LASER, che una volta rimosso il tartaro diventa efficace nell’eliminazione dei batteri che rimangono dentro i tubuli dentinali e dentro le cellule della gengiva.

Terminata la seduta la chiave per il successo è l’igiene domiciliare del paziente. Acasa il paziente deve eseguire degli sciacqui con specifici colluttori consigliati dal dentista e, soprattutto deve imparare ad utilizzare in modo adeguato lo spazzolino e gli strumenti di igiene interdentale per evitare l’insorgere di nuove infezioni, avendo particolare cura della propria igiene quotidiana. Il curettaggio, quindi, appare come una pratica utile nella cura della parodontite ma deve essere eseguita con particolare attenzione, solo quando strettamente necessario ed in caso di infezioni gravi. L’uso eccessivo, infatti, tende ad indebolire i denti danneggiandone il cemento. E’ quindi più indicato ed efficace, con meno disagi ed effetti indesiderati, approcciare la parodontite con la Full Mouth Disinfection Microscopio Assistita.